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Economia e lavoro | 10 dicembre 2020, 18:30

L’‘inventario’ dei costi di Acea pinerolese industriale divide sindaci e azienda

Ieri si è tenuta una riunione accesa sul nuovo metodo di calcolo Arera e la discussione è finita sui rifiuti che arrivano da fuori e vengono trattati nell’‘impiantone’

L’‘inventario’ dei costi di Acea pinerolese industriale divide sindaci e azienda

I sindaci vogliono fare luce sui costi dell’‘impiantone’ e non farsi carico di tutto, visto che i rifiuti arrivano anche da fuori territorio, ma Acea pinerolese industriale (Api) difende la bontà di questo sistema. Il confronto acceso è andato in scena ieri, nella riunione virtuale tra Consorzio Acea, che raggruppa i sindaci dei vari Comuni del Pinerolese, e l’azienda.

La discussione è venuta fuori durante l’‘inventario’ dei costi di Api, che è un primo passo per calcolare il costo della bolletta dei rifiuti, con il nuovo metodo Arera. Un passaggio complicato, per cui il Consorzio dei Comuni ha deciso in estate di avvalersi della consulenza della Pragmos Consulting Srl per 39 mila euro.

Lo scopo di Arera è arrivare a una tariffazione uniforme sul territorio nazionale e porre dei paletti ben precisi sul calcolo delle bollette, nel rispetto del principio ‘chi inquina paga’. Le prime voci che si sono rincorse nel Pinerolese parlavano di una vera stangata, anche sopra il 15% le attuali tariffe, ma i numeri, almeno all’inizio, saranno più bassi. Arera infatti impone un aumento massimo di 1,6% per Consorzi che non abbiano fatto modifiche e del 6,6% per chi ha fatto investimenti o rivoluzioni che giustifichino questo incremento.

Nel caso del Pinerolese e di Api, un primo passo è separare i costi del settore Igiene ambientale da quelli di acqua e gas, che sono altri filoni di business dell’azienda di proprietà dei Comuni del Pinerolese.

E questo passaggio ha riportato sotto i riflettori la questione del costo dell’impianto del Polo ecologico di corso della Costituzione, che tratta i rifiuti organici. Rispetto a un tempo la parte di rifiuti trattati che provengono dal Pinerolese è molto bassa: 6 mila tonnellate contro una capacità di 60mila annui, 10%.

I sindaci vorrebbero che Api rivedesse i costi imputati ai Comuni per il funzionamento del cosiddetto ‘impiantone’, visto che la maggior parte dei rifiuti arrivano da fuori. Ma per l’azienda processare questi rifiuti è un vantaggio, perché porta maggiori entrate. Come finirà il confronto è difficile dirlo, ma una soluzione andrà trovata in tempi brevi, perché entro fine anno va stabilito il nuovo piano finanziario e le tariffe Comune per Comune secondo il modello Arera. Anche se l’intesa, è bene precisarlo, non è detto che abbia conseguenze dirette sulle tasche dei cittadini, perché il nuovo metodo di calcolo pone, come detto, dei paletti precisi e gli aumenti sopra una certa soglia non sono comunque ammessi. E finora i numeri su cui si ragiona non sono chiari. Ma potrà quantomeno avere un impatto sugli utili che Api versa ogni anno ai Comuni.

Marco Bertello

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